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Quadro di riferimento

 

Quadro di riferimento

 

QUADRO DI RIFERIMENTO

La crisi del 2011 ha accentuato i problemi dello Yemen (l’economia ha sofferto una contrazione del 7,8 % - dati Economist Intelligence Unit), traducendosi al contempo in un’emergenza umanitaria segnata dal drammatico aumento dei tassi di malnutrizione, dal peggioramento delle precarie condizioni igieniche e di accesso all’acqua potabile, dall’accresciuta diffusione di epidemie (tra cui colera, dengue, dissenteria, morbillo), dall’incremento del numero di rifugiati presenti sul territorio (circa 460,000 IDPs - Internally Displaced Persons al 31 dicembre 2011, fonte: “Joint United Nations Framework to support transition in Yemen, 2012-14”). Problematiche che risultano ulteriormente acuite da costanti ed elevati tassi di crescita demografica del Paese (oltre il 3 % annuo)

La gravità della situazione ha spinto le Nazioni Unite a presentare a Ginevra nel dicembre 2011 un ambizioso progetto di aiuti, lo “Yemen Humanitarian Response Plan” (YHRP), che prevede interventi per circa 450 milioni US $. Numerosi Paesi hanno risposto all’appello dell’ONU, attraverso finanziamenti diretti allo YHRP e tramite iniziative bilaterali. L’Italia ha inviato 35 tonnellate di aiuti (marzo 2012), destinati alle aree dello Yemen più duramente colpite.

Oltrechè in ambito ONU, il tema dell’emergenza umanitaria ha fatto oggetto anche della Ministeriale del gruppo “Amici dello Yemen” tenutasi a Riad il 23 maggio 2012: nell’occasione i Paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo (CCG), in specie l’Arabia Saudita, hanno promesso il varo di ingenti piani di aiuto.

Al di lá dell’immediata emergenza umanitaria, lo Yemen si trova inoltre a dovere affrontare nei prosimi anni sfide complesse la cui soluzione appare tuttavia necessaria ai fini dell’avvio di un nuovo ciclo sostenibile di sviluppo economico. Tra queste si evidenziano: il graduale depauperamento dei giacimenti conosciuti di risorse naturali (gas e petrolio); il rischio di prosciugamento delle falde acquifere (coltura estensiva di qat; cambiamenti climatici) e la necessità di razionalizzarne l’impiego; i problemi di sicurezza in molte aree del Paese, che limitano lo sfruttamento dei siti energetici esistenti ed impediscono l’esplorazione di nuovi potenziali giacimenti, comportano il sensibile ridimensionamento del turismo (altra voce tradizionalmente significativa del prodotto nazionale) e scoraggiano in generale gli investimenti esteri. 


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